Anche lo sport in campo contro ogni forma di distinzione e disparità. Se ne è parlato al Salone d’Onore del CONI in occasione del convegno ‘Sport e Inclusione – Diciamo no alle discriminazioni’.L’incontro è stato promosso dall’Osservatorio permanente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano per le politiche di Safeguarding e dall’Osservatorio per la Sicurezza Contro gli Atti Discriminatori del Ministero dell’Interno – Dipartimento della Pubblica Sicurezza – Direzione Centrale della Polizia Criminale, nell’ambito del protocollo d’intesa contro ogni forma di abuso, violenza e discriminazione nello sport siglato dalle parti lo scorso novembre. Presenti numerosi atleti dei gruppi sportivi dei Carabinieri, delle Fiamme Gialle e delle Fiamme Oro tra cui i medagliati olimpici Maria Centracchio (judo), Elisa Di Francisca (scherma), Arianna Errigo (scherma), Valentina Rodini (canottaggio), Enrico Berrè (scherma) e Matteo Lodo (canottaggio).Ad aprire l’evento è stato il collegamento con il Presidente del CONI Giovanni Malagò: “Mai come in questo momento storico, nel nostro Paese e in generale in tutto il mondo si parla di sport e inclusione. Abbiamo appena eletto Kirsty Coventry, una donna africana, bianca, madre di due figli giovanissimi, come nuova Presidente del Comitato Olimpico Internazionale. Ha una carriera sportiva incredibile alle spalle, forse è la migliore nuotatrice di dorso della storia. Ed era Ministro dello Sport e dei Giovani dello Zimbabwe. È un segnale pazzesco. Nel nostro Paese dobbiamo condividere questo percorso ed essere un esempio. Lo sport italiano è sulla cresta dell’onda, gli italiani sono fieri di quello che stiamo facendo non solo perché siamo vincenti in tante discipline ma anche nei fatti che sono racchiusi in questa parola che è ‘inclusione’”.Poi ha preso la parola il Vice Direttore Generale della Pubblica Sicurezza – Direttore Centrale della Polizia Criminale e Presidente dell’OSCAD, il prefetto Raffaele Grassi: “Lavoriamo per affermare il principio di uguaglianza e combattiamo la discriminazione. Lo sport ci permette di misurarci con i nostri limiti, di superarci, ci insegna come impegno, determinazione e lavoro di squadra possano abbattere barriere che spesso sono frutto dei nostri pregiudizi. La discriminazione si manifesta attraverso diversi comportamenti: violenza, sopraffazione, odio, bullismo e non solo. Accade nel mondo adulto e nel mondo giovanile. Eventi come questo sono di fondamentale importanza perché coinvolgono più supporti che devono intervenire: la scuola, le famiglie, lo Stato. Lo scorso 27 novembre abbiamo firmato un protocollo sul tema. Lo sport può essere il volano per una vita migliore: deve essere difeso, rispettato, sostenuto con forza, mai sporcato. Dobbiamo impegnarci, tutti, al fine di abbattere le barriere”. Il prefetto ha fotografato la situazione alla luce delle ultime rilevazioni: “Riferendomi al mondo giovanile, per fare esempi anche banali, secondo quanto rilevato nel report ‘I giovani e la violenza di genere’ redatto dal Servizio Analisi Criminale della Direzione Centrale che presiedo, il 33% degli intervistati ha dichiarato di subire atteggiamenti possessivi dal partner, e tra questi il 66% delle ragazze subisce pressioni affinché non indossi determinati capi di abbigliamento”. E ancora: “In dieci anni, tra il 2013 e il 2023, i crimini d’odio in Italia sono triplicati, raggiungendo il picco durante il periodo della pandemia da Covid 19. Dall’ultima rilevazione dell’OSCAD, fornita nel 2024, sono stati registrati, sul territorio nazionale, 1.106 reati commessi con motivazione discriminatoria (aggressioni fisiche, minacce, istigazione alla violenza, danneggiamenti ecc.). Un dato che, rispetto ai 472 crimini rilevati nel 2013, evidenzia un aumento del 134%”. “Per darvi un’idea – ha quindi evidenziato (qui l’intervento completo) -, dal 2021 al 19 marzo 2025 abbiamo registrato 276 episodi di discriminazione in ambito sportivo. Gli episodi sono per la maggior parte caratterizzati dall’utilizzo di espressioni di odio (insulti, cori, scritte, striscioni ecc.) e, più raramente, connotati da azioni violente come aggressioni fisiche o minacce. Da questo monitoraggio emergono 47 episodi di antisemitismo, 176 di discriminazione razziale, 49 episodi di discriminazione territoriale, due casi di aggressione fisica nei confronti di persone con disabilità, un caso di discriminazione omotransfobica e un caso di odio con motivazioni antimusulmane”. Adelchi D’Ippolito, Presidente dell’Osservatorio permanente del CONI per le politiche di Safeguarding ha affermato che “lo sport sta cambiando”. “Lo sport ha deciso di cambiare – ha aggiunto -. Parità di genere, tutela dei minori e contrasto alla violenza di genere e a ogni forma di discriminazione sono diventati centrali, anche dal punto di vista legislativo. Oggi lo sport è portatore di valori diversi. Non è vittoria ad ogni costo, non è solo vittoria. È vittoria nel rispetto delle regole e dell’avversario. Vogliamo un mondo trasparente e rispettoso della persona, che ne consenta lo sviluppo e la crescita naturale senza interferenze: lo sport deve essere un luogo dalle braccia aperte, deve accogliere. Crediamo negli ambienti sani, inclusivi, con capacità di denuncia e di dar seguito alle denunce: ai giovani l’augurio di andare avanti nello sport vincendo, ma senza vincere ad ogni costo. Rispettando le regole e rispettando l’avversario”.Di discriminazione razziale hanno parlato la medagliata olimpica di salto in lungo Fiona May, il professor Stefano Bastianon, la professoressa Luisa Avitabile e il generale Vincenzo Parrinello. “Nel corso della mia carriera ho combattuto tanti pregiudizi – ha raccontato Fiona May –. È stato difficile. Per fortuna le cose con il tempo sono cambiate. Mi piace ricordare, parlando della squadra olimpica italiana, l’abbraccio tra Marcel Jacobs e Gianmarco Tamberi dopo la conquista degli ori di Tokyo. Allargando l’analisi fuori dallo sport, penso che i social siano un problema. I ragazzi non vengono ascoltati e non si sentono sicuri. Nessuno pensa a questi ragazzi che sono vittime, che hanno già una vita pesante per le scelte che devono fare e si vedono costretti a fronteggiare insulti. È importante che ci sia un posto dove questi ragazzi possano essere protetti e ascoltati. Sono stanca di questi episodi. Gli atleti hanno già molta pressione mentale, non possono concentrarsi anche sulle accuse di razzismo via social. Bisogna lavorare tutti insieme, anche con le federazioni. Nello sport non c’è pregiudizio, ma fuori questi ragazzi hanno un’altra vita. Spero che le nuove generazioni abbiano coraggio e che noi possiamo dare loro la tranquillità necessaria perché non c’è spazio per queste cose”. “Ci sono punti fermi che devono caratterizzare lo sport – ha aggiunto Stefano Bastianon –. La neutralità dello sport non può essere un velo dietro cui nascondersi. Lo sport è uno spaccato della nostra società, ha sempre visto discriminazioni causate da una profonda carenza culturale. Tutti apparteniamo a un’unica razza, la razza umana. C’è bisogno di una risposta culturale da parte di atleti, genitori e di tutti i soggetti coinvolti”. Luisa Avitabile ha sottolineato che “lo sport può diventare una forma di cultura e pedagogia. Aiuta a procedere verso l’inclusione più profonda che è il riconoscimento dell’altro come persona. Lo sport può essere veicolo portante di dignità”. E Vincenzo Parrinello: “Lo sport non può e non deve essere solo vittoria e sconfitta. Lo sport è un portatore di valori determinante per combattere le discriminazioni, ha una grandissima forza comunicativa. Bisogna sfruttare lo sport come mezzo per aiutare i giovani a crescere con l’obiettivo di renderli cittadini migliori”. A intervenire è stata poi Arianna Errigo, portabandiera dell’Italia Team a Parigi 2024. “È un tema che deve toccare tutti – le parole della campionessa di scherma -. Se tutti facciamo qualcosa possiamo fare la differenza. Lo sport è una scuola di vita: sono stata fortunata a crescere attraverso lo sport, ad imparare l’educazione. La famiglia è fondamentale perché non si nasce in un certo modo, ci si diventa. Sono importanti le figure istituzionali. Nelle scuole danesi c’è un’ora a settimana di empatia. In Italia possiamo fare di più”. Con lei l’olimpionica del canottaggio Valentina Rodini: “Nel canottaggio prevale la meritocrazia. Lo sport è meritocratico. Ci sono sport minori che godono di poca diffusione, ma penso che anche da questo punto di vista si stiano registrando importanti miglioramenti”. Sul palco anche la medagliata olimpica di nuoto e giornalista Novella Calligaris, la professoressa Maria Rosaria Marella, i professori Filippo Viglione e Pierluigi Matera e la professoressa Anna Maria Giannini che hanno invece impreziosito il panel dedicato alla discriminazione di genere. “Credo nel valore della comunicazione nello sport. Ho sempre pensato che ci sia bisogno di personalizzazione nel rapporto tra atleta e allenatore. Ognuno una sensibilità diversa. Lo sport è la vittoria con se stessi, porsi degli obiettivi e raggiungerli. Come la vita”. “Il ruolo del diritto è fondamentale per combattere la violenza di genere – il pensiero di Maria Rosaria Marella –. La violenza è discriminazione e si manifesta in varie forme”. Filippo Viglione ha dichiarato: “In Italia la discriminazione di genere è stata spesso più accentuata rispetto ad altri grandi Paesi. Lo sport ha valore educativo, sociale e psico-fisico”. Mentre Pierluigi Matera ha osservato che “alcune discriminazioni sono radicate nella storia dei popoli e nella tradizione classica. Lo sport stesso ne è stato a lungo caratterizzato. Il CONI ha recepito le nuove legislazioni e ha emesso linee guida fondamentali per le federazioni”. “Abbiamo fatto un percorso importante, ma manca ancora tanta strada” le parole di Anna Maria Giannini. Spazio anche a Maria Cristina Tonna, coordinatrice del settore femminile della Federugby, e alla giocatrice della Nazionale Elena Errichiello. “Siamo molto attivi sul tema come federazione – ha spiegato –. Nelle azioni e non solo. Internamente abbiamo tutti imparato ad utilizzare un linguaggio maschile e femminile. La strada è tracciata”. In chiusura i messaggi degli azzurri per gli studenti del Liceo ‘Lucio Anneo Seneca’ e dell’Istituto Tecnico Industriale ‘Galileo Galilei’ di Roma. il campione della scherma Enrico Berrè ha detto: “Di esempi ce ne sono tanti. Date fiducia agli sportivi: possono essere grandi modelli”. Matteo Lodo, medagliato del canottaggio, ha aggiunto: “Qualche anno fa ero al posto vostro e non ero uno studente modello. Lo sport mi ha cambiato, mi ha dato nuovi stimoli e obiettivi fino a spingermi anche a frequentare l’università”. Poi l’olimpionica della scherma Elisa Di Francisca: “Non nasco campionessa, non nasco vincente. I periodi di difficoltà mi hanno dato lo stimolo per tornare a gareggiare e conquistare grandi successi”. Dopodiché Edoardo Giordan (scherma paralimpica): “Credete sempre nei vostri sogni”. E l’ostacolista azzurro Hassane Fofana: “Impegno, disciplina, tenacia e voglia di arrivare fanno la differenza. È fondamentale avere voglia di vincere senza prendere scorciatoie”.